martedì 23 dicembre 2014

I miei auguri di Buon Natale




Scriverò, forse, una banalità, ma anche quest'anno Natale arriverà puntuale.
Per le strade, nei negozi ed in qualche ufficio si "respira" aria natalizia.
In un video ho sentito dire che, nonostante le difficoltà in cui versa il nostro paese, dobbiamo festeggiare questi giorni com'è giusto che sia.
In prima battuta ero perplessa, poi, però, ho riguardato il video e ho cercato di capire, in fin dei conti, quale fosse il messaggio.

Ed ecco che l'ho trovato:

Quest'anno per mia mamma non è stato un anno facile, ed ancora adesso non è "uscita" totalmente da una serie di situazioni che, a cascata, si sono presentate alla nostra porta.
Per questo aveva deciso di non fare nè albero nè presepe e non mettere decorazioni sulla porta d'ingresso.
Questa mattina, a sorpresa, mi alzo e trovo le luci del presepe accese, un festone dorato a fare da contorno delicato e sulla porta, uscendo, ho visto il nostro auguri in stoffa con un delicato campanello all'estremità.

Se ho annoiato con questo personale aneddoto mi scuso, ma questo è il senso, cercare di fare un passo, magari difficile e pesante, ma trovare la forza di farlo.
Ho apprezzato questo "piccolo" gesto di mia mamma e cercherò di trarne insegnamento.

Credo che, mia mamma, sia passata da un "proposito" ad un "obiettivo" o ad "azione". 

Questo mi sento di augurare a tutti di avere la forza e di compiere azioni.
Se costerà fatica? Allora, quelle azioni, avranno un valore aggiunto.


Chiara
video




sabato 20 dicembre 2014

20 Dicembre - Giornata Internazionale della Solidarietà Umana



Ogni anno, il 20 dicembre, si celebra la giornata della "solidarietà umana".
E' stata istituita nel 2005 dalle Nazioni Unite con la Risoluzione 60/209, che identifica la solidarietà come uno dei valori fondamentali e universali che dovrebbero essere alla base delle relazioni tra i popoli del 21° secolo.

Qualche anno prima, nel 2002, l'Assemblea generale ha stabilito il Fondo Mondiale della Solidarietà con la Risoluzione 57/265 l’Assemblea Generale, che è stato poi istituito nel Febbraio 2003 come fondo fiduciario del Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite. 
Lo scopo di questa giornata e di questo Fondo sono quello di ricordare a tutti la necessita' di cancellare la povertà e promuovere lo sviluppo umano e sociale, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, in particolare tra le fasce più povere della popolazione.

Gli scopi di questa giornata sono, come ricorda il sito di Onu Italia:
  • celebrare la nostra unità nella diversità
  • ricordare ai governi di rispettare i loro impegni presi negli accordi internazionali
  • accrescere la consapevolezza pubblica dell’importanza della solidarietà
  • incoraggiare il dibattito su come promuovere la solidarietà per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (MDGs) tra cui l’eliminazione della povertà.
  • incoraggiare nuove iniziative per l’eliminazione della povertà
Possono sembrare obiettivi ampi, lontani da noi oppure solamente da delegare ai decisori politici di alti livelli, ma sono convinta che, consultati anche i dati che ha diffuso Caritas nel suo rapporto, possiamo fare qualcosa nel nostro piccolo, quotidianamente.

Facendo un passo indietro, voglio riflettere su significato della parola "solidarietà": deriva dall'espressione latina "in solidum" che significava "pagare integralmente il debito", così anche l'aggettivo "solidum" significava "compatto, robusto e intero".  La storia di questa parola, però, con la Rivoluzione Francese, assume un altro significato "solidarité". Se prima il concetto era strettamente economico - giuridico, dal 1789 assume il significato di "fratellanza" e "fraternità" che è quel sentimento che i cittadini di una Nazione libera devo provare gli uni con gli altri.
Da allora la parola si usa per riferirsi, appunto, ad un sostegno reciproco, fino ad abbracciare un significato più ampio richiamato nei principi generali che invitano alla non discriminazione di razza e/o religiosa, culturale e/o politica.

Da questo piccolo viaggio nella storia e nel significato della parola voglio, però, concludere questo articolo ricordando a tutti noi l'importanza di questa giornata partendo da un livello macro, quello citato in precedenza, che è strettamente legato agli impegni assunti dai governi, a quello più micro, quello che è vicino a tutti noi.
Nella parola "vicino" si trova la soluzione: prestiamo attenzione al nostro vicino, non nascondiamoci dietro ad un "mancano i soldi" per voltare lo sguardo e non preoccuparci.

Diventiamo noi stessi promotori ed attivatori di risorse, di reti e di "Solidarité"

Ban Ki-moon oggi così ha dichiarato: «The world shapes a new sustainable development agenda to succeed the Millennium Development Goals, the largest anti-poverty campaign in history, by 2015. […]Only through collective action can we address such far reaching issues as poverty and growing inequality, climate change, chronic poverty and major health challenges, such as the Ebola outbreak in West Africa


Chiara

giovedì 18 dicembre 2014

18 dicembre - Giornata internazionale del migrante



Inizierò questo articolo, come inizio ogni post in merito ad una giornata internazionale, con un pò di storia.

Le radici di questa giornata vanno ricercate nell'anno 1990, quando le Nazioni Unite hanno adottato, il 18 dicembre appunto, la Convenzione Internazionale per la tutela dei diritti di tutti i lavoratori migranti e per i membri delle loro famiglie.
Questa convenzione è entrata in vigore il 1 luglio del 2003 ed ha lo scopo di riconoscere i diritti umani, promuovere l'accesso alla giustizia, condizioni legali di vita e di lavoro.
La giornata internazionale che oggi celebriamo, invece, è stata istituita nel 2000.

Questo piccolo accenno di storia per proseguire con alcuni dati forniti dall'OIM (Organizzazione internazionale per le migrazioni):
- circa il 3% della popolazione mondiale è migrante;
- 232 milioni di persone sono migranti internazionali;
- 4868 persone hanno persone hanno perso la vita nelle rotte migratorie, in mare, sulle montagne e nei deserti.
L'anno che sta per concludersi è l'anno che detiene il primato del maggior numero di morti, rispetto al 2013 i decessi sono, circa, il doppio; nel solo Mediterraneo sono morte 3000 persone, imbarcate su un qualsiasi mezzo che gli permettesse la traversata delle acque.

Dopo un inquadramento storico ed un veloce accenno ai numeri, credo sia, come sempre, doveroso, pensare e riflettere sulle persone.

Non usare etichette che "definiscono" lo status di quella persona;
Non pensare a cosa devo fare io, come singolo, per potermi "difendere" o proteggere, ma pensare in ottica comunitaria e ricordare che, dietro a quelle storie che sentiamo nei telegiornali e ci vengono raccontate in radio, ci sono vite umane, che un'etichetta non rende giustizia ad un essere umano, che per le ragioni più disparate, dalle più frivole come un viaggio, a quelle più serie e gravi come una guerra, ha dovuto lasciare il suo paese, dov'è nato e cresciuto.

Andare oltre la logica di protezione di quello che è "nostro", ma capire come potrebbe essere possibile creare condivisione, comprensione e diventare un paese accogliente, in grado di capire che, la vita di un essere umano, qualsiasi sia il colore della sua pelle, qualsiasi sia la sua nazionalità ha un valore e non devono essere i soli confini di uno Stato a renderlo "degno" o "clandestino".

Partire da una base comune per arrivare ad essere una società inclusiva, che dalle reciproche differenze cerca una soluzione alle difficoltà di convivenza dettate da mancate politiche migratorie e da leggi che non sono in grado di garantire i diritti esigibili ed umani delle persone.

E' innegabile il periodo di crisi che il nostro Paese sta attraversando e che, in queste condizioni, può essere difficile riuscire a pensare ad un concetto molto ampio e complesso come l' "inclusione", ma per poterlo rendere applicabile, fattibile e vivibile gli operatori sociali sono formati e proprio per questo, auspico che, i decisori politici, a tutti i livelli abbiano voglia confrontarsi con assistenti sociali, educatori, infermieri, psicologi, mediatori ed operatori interculturali e, che questi professionisti del sociale, siano in grado di interloquire.

Concludo l'articolo con le parole dell' Ambasciatore Swing “La migrazione non solo è inevitabile, ma è anche necessaria e desiderabile. Le società del Nord del mondo stanno invecchiando, mentre a Sud le popolazioni sono giovani  e in crescita. L’ascesa di sentimenti ostili nei confronti dei migranti rappresenta un crudele paradosso, in un momento storico in cui società che invecchiano hanno sempre più bisogno della migrazione per  poter continuare a creare lavoro.”

Lascio la brochure prodotta dall'OIM scaricabile in lingua inglese

Brochure giornata internazionale sito OIM (in inglese)

Chiara
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lunedì 24 novembre 2014

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne

Istituita nel 1999 dalle Nazioni Unite e si celebra il 25 novembre.

Secondo i dati "Eures" 2013: "Ogni due giorni una donna uccisa, 179 donne uccise nel 2013"

L'Italia, domani, è pronta a tingersi di rosso!

Rosso che ricorda il colore del sangue versato dalle vittime, ma che deve avere fine.
Donne di ogni età che subiscono, giorno dopo giorno, violenze, soprusi e vivono nel terrore.

Sebbene sia condannabile ogni qual tipo di violenza, domani ci si concentra su quella perpetrata contro le donne che ha mille sfaccettature, che non è semplice da affrontare, che non sempre viene riconosciuta e che - spesso - sfocia in un omicidio con conseguenze da non sottovalutare.

Così come riporta il sito del Ministero dell'Interno: "L'Unione europea e il Consiglio d'Europa hanno lavorato per favorire il superamento di questa emergenza sociale e, nel 2011, è nata la Convenzione di Istanbul per la prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne e la violenza domestica. Si tratta di uno strumento che vincola giuridicamente gli stati in materia. L'Italia ha ratificato la Convenzione nel giugno 2013, ma la normativa non è ancora in vigore perché non è stato raggiunto il numero minimo di ratifiche. LoStato italiano ha introdotto nel 2009 della legge antistalking e varato, un’altra normativa (legge 15 ottobre 2013, n. 119) che rende penalmente più incisivi i reati di maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale e atti persecutori. Contiene, inoltre, strumenti di protezione e di tutela per interrompere catene persecutorie che possono arrivare fino alla follia omicida. Con il provvedimento, ha commentato il ministro dell'Interno Angelino Alfano, «le vittime di violenze non sono più sole». Tre gli obiettivi centrati: «Prevenire i reati, punire i colpevoli, proteggere le vittime». 


Dal Ministero dell'Interno ad un messaggio più operativo, di prevenzione e di soccorso: il numero 1522, numero attivo 24 ore su 24 da chiamare in caso di bisogno, attivo dal 2006, accessibile da tutto il territorio nazionale, da rete fissa o mobile gratuitamente!

A questo numero sono legati:

  • Centri antiviolenza e servizi specializzati
  • Consultori pubblici
  • Servizi sociali di base (dei comuni capoluogo)
  • Aziende sanitarie locali
  • Aziende ospedaliere pubbliche
  • Consigliere di parità
  • Caritas diocesane
  • Numeri pubblici di emergenza (112, 113, 118)
  • Pronto soccorso con specifici percorsi rosa per le donne vittime di violenza
  • Associazioni di donne o servizi specializzati contro la violenza verso straniere
  • Servizi/sportelli per lo stalking
La violenza sulle donne, come si legge in ogni notizia riportata dai mezzi stampa, è un'emergenza. Sono anni che si discute, che si cerca di fare informazione e prevenzione.
Credo sia necessario lavorare ancora di più, a 360° dal versante giustizia al versante servizi, sensibilizzare la cittadinanza ed educarsi ad uno stile di vita meno violento, dove i diritti sono riconosciuti, dove la parità di genere è una normalità e non una conquista (l'ennesima) da difendere con le unghie e con i denti. 

E' necessario un cambiamento affinchè il numero di vittime diminuisca e poi scompaia, affinchè si possa parlare di convivenza ed di una società civile e matura....consapevole.

Chiara

giovedì 13 novembre 2014

Assistente Sociale in cerca di se stessa...

Ci sono giorni che sento davvero l'esigenza di sedermi davanti al mio pc ed approdare qui, sul mio blog, che considero quasi un porto sicuro. Stante la mia esigenza, però, quei giorni sono quelli in cui sono davvero troppo stanca, troppo irritata, troppo presa dai miei pensieri che non riesco a coordinare volontà con necessità.

Oggi è un giorno di quelli ma, ho voluto fare uno sforzo ed andare oltre alla marea di pensieri (alcuni negativi), alla stanchezza di corpo e mente e cliccare il bottone "blogger - bacheca" ed eccomi qui, e lo devo ammettere, respiro con una regolarità che mi è famigliare.

Mi sono seduta ed ho cercato un senso a quello che sto facendo, ho cercato il significato del mio lavoro, ho allungato il passo e ho esplorato le motivazioni che mi hanno spinto a prendere determinate strade per poter ricordare quanto lo desideravo ai "blocchi di partenza".

Ho riflettuto, pensato, sospirato e sono arrivata ad una conclusione, o meglio ad una conclusione che, però, è il mio punto di partenza tutti i giorni, sono arrivata qui:

"L´esercizio della professione si basa su fondamenti etici e scientifici, sull'autonomia tecnico-professionale, sull'indipendenza di giudizio e sulla scienza e coscienza dell´assistente sociale. L'assistente sociale ha il dovere di difendere la propria autonomia da pressioni e condizionamenti, qualora la situazione la mettesse a rischio" (Art. 10 Codice Deontologico Assistenti Sociali)

E qui:

"L'assistente sociale opera con autonomia tecnico-professionale e di  giudizio  in tutte le fasi dell'intervento per la prevenzione, il sostegno e il recupero di persone, famiglie, gruppi  e  comunità, in situazioni  di  bisogno  e  di  disagio" (Art. 1 legge 84/1993)

Devo ammettere che arrivare con la mente qui, chiudere gli occhi e pensare al significato di queste parole mi ha risollevato, e sono sempre più felice di aver avuto la voglia e la forza mentale di scrivere.

L'ho scritto più volte anche qui che un mio professore, all'università, ci ha detto che il lavoro dell'assistente sociale è il più bello del mondo, ma per completezza di informazioni e per dar voce ai miei pensieri, devo aggiungere che è anche delicato, importante, difficile e che tutti i giorni mette alla prova.
E' necessario parlare con se stessi, parlare con i colleghi e con chi, se abbiamo avuto questa fortuna, ti segue da quanto eri "matricola".

Questo è il mio lavoro, questo è il nostro lavoro...questo è essere assistenti sociali...consapevoli.

...Secondo me...

Chiara

domenica 2 novembre 2014

"La Pratica Riflessiva nelle Professioni Sociali" - ASit, Roma 2014

Potrei riassumere la giornata del 31 ottobre con una sola parola: Grazie.

Sono stanca, sì, ma voglio scrivere, sento il bisogno di scrivere perchè è stata una giornata importante.
ASit, (http://www.serviziosociale.com/) associazione di Servizio Sociale su Internet, ha organizzato un evento che, oltre tutte le nostre aspettative, ha ottenuto un notevole successo.
"La pratica riflessiva nelle professioni sociali" ha riunito, presso la Sala della Protomoteca, in Campidoglio, a Roma, più di 250 persone professionisti del sociale che hanno voluto pensare e ragionare insieme su quella che è la pratica riflessiva.

La prima parte della mattina è stata, per me, un viaggio.

Abbiamo "ricordato" grazie all'Assessore di Roma Capitale, Rita Cutini, che ha mostrato un video che personalmente mi ha colpito molto. L'inchiesta sulla miseria nell'immediato dopo guerra.
Grazie a Cristina Odiard abbiamo attraversato il mondo dell'associazionismo, dalle prime a nascere fino alle più giovani, con un passione che solo lei era in grado di trasmettere così bene, ed arrivare dritta al cuore.
Siamo arrivati all' "oggi" con un mio intervento che ha fotografato la comunità professionale che comunica (?) ai tempi dei social network. Una fotografia, a parer mio, sconfortante, per arrivare, infine, all'intervento illuminante di Alessandro Sicora, docente presso l'Università della Calabria, che ci ha permesso di ragionare sulle dimensioni strategiche della riflessione, concentrandosi anche su "chi è un bravo operatore" ed un "operatore riflessivo".

La seconda parte è stata dedicata alla tavola rotonda che ha visto attorno allo stesso tavolo: psicologici, educatori ed assistenti sociali per comprendere l'importanza della riflessività e di quali strategie adottare nel quotidiano, unendo le forze fra noi operatori, non barricandoci, ma unendo competenze e professionalità.

Una mattinata nutriente e coinvolgente che mi ha lasciato nel cuore meravigliosi ricordi ed importanti spunti di riflessione, proprio perchè un buon operatore è colui / colei, che riflettere sull'esperienza.

Oltre al nostro convegno (gratuito poichè autofinanziato da noi Soci) c'è molto altro, ci sono abbracci, ci sono conoscenze nuove, ci sono sguardi di incoraggiamento e sorrisi di gratitudine.
Ci sono messaggi a posteriori che ti fanno sentire bene con te stessa, ma soprattutto ci sono i Soci di ASit, una famiglia, che nonostante le distanze c'è! E ci sarà sempre.
Siamo nati on line e talvolta ci ritroviamo "in giro" per l'Italia per dare nuova energia all'associazione ed alle nostre idee.

Questa, però, non è una pubblicità, è riconoscenza. 
Sono debitrice nei confronti di ASit e dei soci che mi hanno seguito passo dopo passo, dai primi esami all'università, fino alla tesi...e poi l'abilitazione ed ancora l'elezione a Consigliere Ordine A.S. Regionale.
Ci sono mail, ci sono sms e ci sono telefonate che mi hanno accompagnato e che mi seguono tutt'ora, perchè l'associazionismo, l'essere comunità è questo: crescere insieme e scambiarsi idee, pensieri, consigli e talvolta qualche piccola "sgridata", passatemi il termine.

Grazie a tutti i partecipanti al nostro convegno, dunque.
Grazie ad ASit per essere la mia "casa sociale".
Grazie agli amici per le emozioni.
Grazie a chi mi ha accompagnato nell'avventura.

Chiara

la_pratica_riflessiva_ASit
La Pratica Riflessiva nelle Professioni Sociali - Roma 2014


martedì 16 settembre 2014

Giovane Assistente Sociale si ferma a pensare....

Se è un blog di pensieri sociali, è ovvio che non sono solo i miei pensieri, ma quelli di colleghi e amici che hanno piacere di scrivere "due righe" e condividerle con chi avrà voglia e/o tempo di leggerle.
Ho conosciuto la ragazza che ha scritto il pezzo che leggerete qui sotto proprio grazie al blog, è una giovane collega, della Sicilia che, parole sue: «Ha deciso di restare!».
Per me è una scelta coraggiosa, per altri magari - forse - scellerata. Guardiamo al futuro e guardiamo il presente con uno sguardo di positività e viviamo la sua scelta come coraggiosa.
Come ogni scelta ha delle conseguenze...Roberta le descrive così.

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Capita di fermarsi a riflettere soprattutto quando il tempo libero diventa improvvisamente troppo … dopo anni trascorsi a studiare fino a tarda notte, 2h di bus al giorno e tanti sacrifici…l’esultanza dopo la laurea, quella più forte dopo l’abilitazione…ti ritrovi ferma, e non capisci se sei lì ad aspettare il VIA o sei ferma dietro una barriera che nessuno vuole alzare, con la testa che viaggia in cerca di perché
Quando scelsi la facoltà di Scienze del Servizio Sociale lo feci con coscienza,lo feci perchè avevo scelto di restare. Non solo per me stessa che amo questa terra più di qualsiasi cosa, ma anche per gli altri, per chi ha necessità di aiuto,per chi non ha la forza di chiederlo,per chi non conosce la professione,per chi pensa ancora che l'assistente sociale sia "ladra di bambini",per sensibilizzare la gente alla solidarietà ma soprattutto alla conoscenza. Le mie esperienze di tirocinio mi hanno fatto toccare con mano realtà crude e dolorose, e molte volte, senza nasconderlo,mi son chiesta se davvero un professionista possa addossarsi così tanto peso. Ho studiato che esistono le reti, la possibilità di lavorare insieme,di cooperare in equipè multidisciplinare in cui non esistono gerarchie...ho visto che in realtà non è proprio così.
 Oggi cerco,con pazienza e senza pretese,di poter svolgere la mia professione ma soprattutto di poter fare esperienza. Mi chiedo perchè mai in un territorio così tanto bisognoso gli Assistenti Sociali debbano essere così pochi,quasi come "non previsti",lavoratori di serie b...ma scherziamo? Chiedo alle mie colleghe di farci sentire,scappare in cerca di lavoro può andar bene, ma quando torneremo? cosa sarà rimasto??di noi, ma soprattutto di chi chiede aiuto e non riceve risposte.... ‪#‎AMAREZZA‬#

Roberta Virzì,23 anni,Assistente Sociale Sicilia

giovedì 4 settembre 2014

"Tu chiamale, se vuoi, emozioni". Il pianto.

E' mattina.
Una mattina come tante altre, di lavoro.
Entri in macchina, giri la chiave, inserisci chiavetta usb perchè senza musica è difficile viaggiare e...parti!
Non si può sapere cosa in una giornata può accadere, cosa ci aspetta; a fine giornata possiamo tirare le somme e riflettere, ragionare.

Ad inizio giornata si deve vivere!

Arrivi al lavoro. Esci dalla macchina e la chiudi, prendi le borse la schiscetta e apri la porta dell'ufficio.
Ci si guarda attorno e si cerca di capire da che parte iniziare.

Pronti...partenza... via!

Il nostro lavoro è denso di emozioni!
E' un turbinio di emozioni che devono essere afferrate ed analizzate.
Lasciarle lì a morire, oppure ignorarle non serve a niente, non permette di crescere e comprendere.
Quindi tendiamo la mano ai nostri movimenti di pancia, cuore e mente.

Oggi l'emozione che ha predominato è il pianto.
Non mio, io da qualche anno a questa parte, è vero, ho la lacrima un pò più facile, ma quest'oggi non ero io a piangere, non ero in difficoltà e non ero io a soffrire.
Sappiamo bene, però, quanto spesso abbiamo a che fare con "difficoltà", "sofferenza" e "dolore".
E' necessario capirli e farli capire.
Gestirli e non farci sopraffare.

Il pianto, silenzioso di quella donna che quando mi ha parlato dei suoi bambini e dei sacrifici che deve far fare loro...

Il pianto di quell'uomo, anziano, che guardando negli occhi la figlia provata dalle vicende famigliari, si è lasciato andare, impotente...

Ti senti estranea, fuori luogo, inopportuna ed invadente.
Gli occhi pieni di lacrime cercano, in te, speranza, coraggio ed un aiuto concreto.

Conciliare quei due sentimenti, quelle due posizioni non è impresa facile.
Ricordiamo di essere umani e che non è un tavolo, una scrivania, una sedia od un vetro a far scomparire quella dimensione.

E' fine giornata, ho provato a tirare le somme.

Chiara


mercoledì 3 settembre 2014

Se il verde è il colore della Speranza...(qualche "strumento" utile per l'Assistente Sociale)

Il verde è anche il mio colore preferito, ma può essere considerato un dettaglio. 
Andiamo con ordine.

Verde, dal latino  vìrdem che significa "vivo", "vivace" e rappresenta - indubbiamente - la natura e che, leggendo un pò di articoli sparsi nel web, riporta alla rinascita ed alla propria autostima.
Non volendo addentrarmi sul significato nè etimologico nè lanciarmi in un discorso proprio della cromoterapia, per chi fosse interessato lascio un articolo in merito, basta cliccare qui per poterlo leggere.

Quello che a me interessa è che essendo il mio colore preferito, cerco di circondarmi di vede, di scrivere (quando mi è concesso) con una penna verde, perchè, per me, il verde ha in sè una luce che esalta e risalta.
Oltre a scrivere con la penna verde, anche tutti gli strumenti operativi, che uso quotidianamente sono verdi, ed è qui che entro nel "vivo" del post, e sono anche degli strumenti - e non solo semplici oggetti - che (secondo me) un assistente sociale dovrebbe avere (quasi) sempre con sè.

- Agenda: da utilizzare il più possibile, da consultare e da tenere in ordine ed aggiornata, sarà ed è la nostra memoria. Per appuntamenti, per riunioni, per annotare qualche appunto di cui ne abbiamo "al volo" quando siamo fuori dall'ufficio e non abbiamo altro modo per recuperare quelle informazioni. Mai eliminare un'agenda a fine anno, mai!! Può tornare sempre utile gli anni successivi, è la nostra memoria e, sicuramente, non mente.

- Matita: meglio se micro mina, così non dobbiamo temperarla. Perchè una matita? Perchè in caso di errore si può cancellare senza grossi problemi, soprattutto sulla nostra agenda! E' necessario avere con sè - sempre - qualcosa con cui scrivere...non si sa mai!

- Schiscetta: non abbiamo i ticket, non abbiamo buoni, non abbiamo la mensa intera?? E' necessario portarsi il pranzo da casa. sia che voi sieate pessimi cuochi come me e dovete prendere tutto già confezionato, sia che siate cuochi provetti. E' fondamentale non dimenticare il cibo. Abbiamo bisogno di mangiare, di prenderci quella mezz'ora (chi può un'ora) per poter mangiare e rilassare la mente.

- Acqua: non solo per il pranzo, ma anche durante la giornata. Sui benefici dell'acqua non mi dilungo, ma avere dell'acqua ci può sicuramente aiutare. Le nostre cellule hanno bisogno di nutrimento!!

- Cuffie: viaggiando molto ( per tutti gli appuntamenti segnati in agenda) è necessario poter o dover comunicare quando si è in auto, ecco quindi che il cellulare insieme alle cuffie diventano necessari.

Sicuramente anche altri oggetti (e strumenti) sono utilissimi nel nostro lavoro, ma soffermandomi ed osservando quello che tutti i giorni viaggia con me, questo è quello che mi sento di condividere.

E se il verde è, veramente, il colore della speranza...sappiamo quanto anche questa sia un ingrediente utile nel nostro lavoro. Sia per noi, come professionisti, precari, in attesa di trovare un lavoro o prossimi alla pensione, sia nei confronti dei cittadini. Sincerità al primo posto, ma mai perdere la speranza e, quando è possibile, infonderla insieme ad una buona dose di coraggio!

Chiara



venerdì 25 luglio 2014

Viaggiando, viaggiando...arriva il "Ludobus"

La settimana scorsa ero nelle Langhe in occasione della manifestazione culturale "Collisioni", ma non è di questo che voglio scrivere, ma bensì del "Ludobus" e delle attività dell'Associazione R.E.S.P.I.R.O.

"Ludobus" - Associazione R.E.S.P.I.R.O.
Arrivando nella piazza principale di Alba vengo accolta da sagome di legno di burattini", nella serata si sarebbe tenuto uno spettacolo, di marionette, molto divertente.
Allargando, però, lo sguardo, vedo la piazza interamente occupata da giochi e da bambini intenti a capire le modalità e a divertirsi.

Non nascondo di aver voluto diventare piccola, per solo 5 minuti....e giocare insieme a tutti i bimbi.
Non potendo, decido di passeggiare fra i giochi, di osservarli, di sentire i commenti dei bambini e dei genitori.

Il clima che regnava in quella piazza era sublime, nessuno urlava, nessuno piangeva e nessuno litigava.
Tutti sperimentavano quello, piuttosto che l'altro gioco.

Non erano nè "Nintendo", nè "X-box" nè altri giochi simili, erano i giochi, che a noi piace chiamare "di una volta", ma, che di moda, non passano mai.

C'era la sagoma di un personaggio di un cartone con diversi buchi e ciascuno aveva un punteggio, bastava solo fare "centro";
c'era il flipper che non suonava e non aveva luci folgoranti, ma aveva biglie e chiodi per disegnare gli ostacoli o stabilire il punteggio;
c'era un asse di legno su due copertoni ed un bastone con all'estremità due cuscini;
c'erano i mattoncini, c'erano le biglie;
c'era una bicicletta da pedalare al contrario ed un piattino girevole, lì si poteva disegnare pedalando!!

C'erano i colori! C'erano i sorrisi! C'era il mettersi alla prova e c'era il giocare insieme!

Questi giochi, caricati sul "Ludobus" vanno a "spasso" in cerca di spazi aperti e di bambini pronti a giocare, a sperimentarsi e prendersi il loro spazio, lo spazio del «gioco».

Ho scritto, all'inizio, che non posso tornare bambina, ma posso giocare.
Posso sedermi in terra e creare un percorso alla biglia che tengo in macchina (regalo di una bimba, neanche a farlo apposta).
Posso prendere i mattoncini e farne opere meravigliose, distruggerle e rifarle....all'infinito.

Io posso, noi tutti possiamo.
Non sono un genitore, ma lo fossi il mio bambino lo porterei di corsa arrivasse il "Ludobus" nella mia città.
Abbiamo perso il senso del «gioco», il significato dello «stare insieme», siamo catturati da schermi touch e video games.

Prendiamo in mano una corda e....saltiamo.
Prendiamo un gessetto e disegniamo in terra "la settimana" e saltiamo.

Concludo sottolineando che il piacere di quella piazza erano i sorrisi dei bambini e l'armonia che regnava. Da molto non trovavo un clima così e grazie a "Ludobus" e l' Associazione R.E.S.P.I.R.O. l'ho rivissuto.












lunedì 14 luglio 2014

A voi, che siete stati i miei compagni di viaggio per quasi 3 anni

"Quasi", sì, mancavano solo un paio di mese e si potevano festeggiare i tre anni insieme.

Tre anni che non sono volati, come spesso si sente dire.
Sono stati tre anni densi, difficili, pieni di insicurezze e di momenti che dal ridere ci è venuto anche mal di pancia.

Si sono conclusi oggi!
Non perchè l'abbia voluto io, ma perchè le scelte di altri hanno portato a questo.

Penso di avere in testa più di 50 nomi di bambini che hanno attraversato la mia strada, sostando, chi più chi meno, chi crescendo con me in questi ultimi tre anni.
Chi solo un paio di giorni, ma abbiamo festeggiato il compleanno insieme, chi ha concluso il percorso delle scuole medie dicendomi qualche giorno prima: «Lo so che non devo, ma cazzo fra qualche giorno gli esami!»

Un centinaio di occhi, azzurri, marroni, verdi...capigliature e colori di capelli differenti.
Caratteri così diversi che, talvolta, abbiamo avuto bisogno di qualche giorno in più di "rodaggio".

Manine che si poggiavano alle mie per vedere «quanto è lunga la tua mano», così come un piedino - in piscina - l'anno scorso.

«Chiara, ma se salgo sulla sedia arrivo alla tua altitezza??»

Disegni, fogli, dediche, semplici scritte e lettere.

Piccoli segreti, perchè, qualche amore, si sa, che prima o poi sboccia e così come le lacrime, perchè il mondo ai "piccoli" tira degli scherzi che non fanno per niente ridere.

Mi porto a casa così tante cose che farei invidia al più ricco dei re!

Tutti nel mio cuore e nel mio bagaglio personale, perchè se questi anni hanno avuto un senso, è perchè loro, questi 50 bambini, mi hanno insegnato e tanto. Mi hanno stupita, emozionata, fatta arrabbiare, urlare, ridere e commuovere, ma soprattutto capire.

Capire che è importante la qualità della relazione, il cuore e la passione che si mette nel lavoro e...che loro, così piccini, bè hanno già capito tutto!!

Vi ho abbracciato oggi e vi ringrazio!

Chiara



mercoledì 2 luglio 2014

Quando si dice lavorare con i bambini...

Sono fiera ed orgogliosa di poter lavorare ed avere a che fare con queste splendide creature tutti i giorni, o quasi.
Sono fiera perchè, nonostante io abbia sentito sminuire il ruolo e visto avvicinare ad un "semplice" babysitteraggio, nel mondo dei bambini io ci sto comoda! Talvolta comodissima, ed imparo, imparo davvero tanto!

Quest'oggi, un lavoro sulle emozioni mi ha davvero aperto il cuore.
Momento introduttivo di presentazione, adattamento all'attività, entriamo nel vivo, fino al momento in cui, dopo un discorso fatto sulle emozioni, ci siamo sdraiati in terra ed abbiamo pensato a quale fosse la nostra emozione in quel momento e cosa significasse per noi.

Occhi chiusi, silenzio e cuore aperto.

Le emozioni più ricorrenti: amore, felicità, amicizia. Sentimenti analizzati.
Gli slanci d'amore erano verso la famiglia ed i propri animali, verso gli amici. Il volersi bene, il non litigare.

...ma...

Alza la mano un bimbo di 7 anni, ingenuamente, contro corrente che dice "Io sto pensando a tutte le persone povere che incontro per strada! Mi dispiace"!

Ammetto di aver dovuto deglutire per non avere un cedimento dovuto all'emozione.
Il lavoro terminava col il disegno di questa emozione o del pensiero espresso (in fondo all'articolo trovate il disegno di questo bambino!).

Io, ho apprezzato così tanto il pensiero di questo fanciullo che mi sono avvicinata, sdraiata - quasi - accanto a lui per vedere la sua espressione, era pensieroso, rifletteva e dopo avermi guardata mi dice: «Io adesso disegno una famiglia riccona che non pensa alle persone che hanno bisogno!»

Credo che sia sufficiente questa sua frase per concludere l'articolo (nel frattempo, noi tutti, meditiamo!)

Chiara

martedì 27 maggio 2014

Apprendere dall'esperienza...quanto è vero

La parola "esperienza" si sente e si legge spesso.
Negli annunci e nei colloqui di lavoro, nei discorsi di tutti i giorni con gli amici e con la propria famiglia, in televisione...è una di quelle parole che richiama alla mente diverse immagini e, forse, anche un tocco di amarezza quando, questa, manca.

Spesso mi sono sentita carente, e mi hanno detto di essere mancante sotto questo punto di vista, ma quando c'è l'occasione, è bene sfruttarla.

Quest'oggi si è conclusa un'esperienza per me, altamente formativa, sia dal lato umano, che sul lato professionale.

E' iniziata con le parole della mia responsabile di servizio: "Chiara, sarai tu in prima linea".
Ero supervisore, in una casa di riposo, di un ragazzo di 17 anni con ritardo mentale lieve, con deficit di attenzione associato a problematiche comportamentali ed emotive.
Quando l'ho conosciuto ero sia emozionata sia pensierosa, conscia della responsabilità che mi stavano dando.
Non potevo e non volevo deludere nessuno, in primis questo ragazzo.

Situazione di partenza: non ero mai stata in casa di riposo, non ero mai stata supervisore e soprattutto c'ero solo io per me, le risorse non permettevano nulla di più.
Proseguendo: costruire la relazione con il ragazzo giorno per giorno, inserimento all'interno della struttura, definizione e condivisione del progetto, sviluppo del progetto con raggiungimento degli obiettivi ed infine, partecipazione al gruppo di lavoro in neuro psichiatria infantile.

Scritto così, forse, può sembrare poco, ma così non è stato.
Ora, però, al termine di questi mesi di lavoro, sono certa di essere più ricca e soddisfatta del lavoro che ho svolto.
Ho visto questo ragazzo crescere, superare ostacoli più grandi di lui, l'ho visto cadere e rialzarsi senza darsi per vinto, l'ho visto superare la timidezza ed avvicinarsi piano piano agli ospiti della casa di riposo, ho visto il suo timore diventare un sorriso sincero quando qualcuno lo ringraziava o gli faceva qualche complimento.
Il percorso, però, non è stato solo suo, sono cresciuta anche io, ho affrontato nuovi ambienti, nuove sfide e quando non potevo far altro che contare su me stessa, mi sono data fiducia.

Il viaggio affrontato è stato, come tutti i viaggi, faticoso, con tappe intermedie difficoltose, ma avevamo entrambe mete definite, sapevamo i nostri obiettivi e li abbiamo raggiunti.
Non nego le difficoltà e la mancanza di un confronto oppure di un supervisore a mia volta, ma adesso il mio bagaglio esperienziale è più grande e sono riconoscente, a chi, ha deciso di farmi fare questa esperienza di lavoro e di vita.

Situazione finale: obiettivi raggiunti, soddisfazione del gruppo di lavoro e le parole della Neuro Psichiatra Infantile: «I risultati si vedono e sicuramente interrompere un percorso quando si ottengono queste soddisfazioni è sempre un dispiacere».

Ora, questo ragazzo, dovrà affrontare nuovi ostacoli, da solo, non avrà più una supervisione, ma spero che tutti i passi compiuti insieme, tutte le parole fatte, i momenti di stop e riflessione ed i momenti di "corsa" gli siano utili per dare il massimo in futuro.

Chiara


domenica 11 maggio 2014

Torino - Salone Internazionale del Libro 2014

Salone Internazionale del Libro 2014
Uno slogan che campeggiava al Salone


L'appuntamento al Salone Internazionale del Libro è immancabile, viene segnato in agenda con la speranza di essere libri o comunque nei paraggi di Torino per poterci andare.

Quest'anno, credo, che il Salone abbia superato se stesso, grandi nomi, grandi ospiti, stand che prima non avevo avuto occasione di vedere.
Ho avuto anche l'impressione che, ci fossero più persone rispetto agli anni passati, un articolo di "Repubblica" ieri me lo ha confermato, già dalla giornata iniziale è stato registrato un +6%.

Trovo questo dato positivo, così come la presenza di grandi nomi e numerosi momenti di riflessione.
Abbiamo bisogno di eventi come questi, dove le persone possono entrare e "perdersi" nei libri, negli stand, toccare con mano quanto sia importante investire nella cultura.

Io ho girato quasi tutto il Salone, sono state 9 ore al suo interno (e sono uscita con un discreto male ai piedi), ma sembravo una bimba in un negozio di giocattoli.
Volevo visitare tutto quello che potevo, fermarsi e segnare qualche titolo che non potevo comprare sul momento, ho nuovamente incontrato il mio scrittore preferito Jostein Gaarder, ho potuto scattare qualche foto con lui, ho tentato anche la coda per poter applaudire Ozpetec, ma ho fallito, la sala conteneva "solo" 600 persone, la coda sicuramente contava più di 1000 persone.
Quello che mi è dispiaciuto, mentre ero in coda, era sentire le persone che non erano minimamente interessate al regista, ma solo a Luciana Littizzetto.
Senza nulla togliere a Luciana, ma Ferzan era lì per presentare il suo libro, quello era il motivo per essere in coda, non solo per poter vedere la "Luciana Nazionale", come hanno detto lì in coda.
E a me è toccato star fuori...

Ho dovuto rinunciare anche a Paolo Giordano, nuovamente la sala era troppo piccola per accogliere tutti noi interessati, ho portato a casa il suo libro, questo era il minimo!

Il primo stand che ho visitato?? Carocci Editore! Ogni anno è così, corro subito in Carocci, faccio spesa e poi valuto quanto ancora mi resta da spendere.

Ho apprezzato lo stand dell'Arabia Saudita che scriveva gratuitamente il tuo nome in arabo! Ho visto sempre molte persone presso quello stand, spero non per semplice folklore.

Concludo scrivendo un paio di cose che spero, prima o poi, sia possibile realizzare:
la prima è il prezzo del biglietto di ingresso: 10€. Sicuramente tutta l'organizzazione richiederà uno sforzo immane, leggevo oggi sulla "Stampa" che gli addetti ai lavori hanno orari davvero duri da sostenere e le giornate sono intense, ma io credo che un biglietto intero possa anche arrivare a 7€, ed un ridotto a 5€.
Cercare di invogliare ad andare al Salone ancora più persone (tanti, ma tanti giovani ho visto...che soddisfazione!).
La seconda è lo "sconto fiera", il mio è un invito, una richiesta a tutte le case editrici presenti al Salone, di applicare uno sconto fiera, alcune lo facevano altre no, e questo mi è spiaciuto. Ho dovuto lasciare lì dov'era l'ultimo libro di Baumann, sicuramente lo troverò in e-book a meno del prezzo del cartaceo, ma mi avrebbe fatto piacere poterlo prendere subito, ero curiosa e sono ancora curiosa di leggerlo!
Non mancherò.

Al prossimo anno, Salone del Libro...che come ho già scritto: è un'emozione da vivere!

Chiara

Presso Stand "Ambasciata del Regno dell'Arabia Saudita - Ufficio Culturale"

Presso Stand "Carocci Editore", l'appartenenza chiama

Presso Arena Bookstock, incontro con Jostein Gaarder


giovedì 24 aprile 2014

Questi giorni...

Questa settimana di Aprile credo sia una settimana importante, anticipata da una festività ancora più importante per chi crede.

Iniziamo con il 22 aprile: giornata mondiale della Terra.
Terra che spesso viene dimenticata, crediamo sia solo "nostra" e che conseguenze, il nostro comportamento, non le abbia. Tagliamo, costruiamo, abbattiamo, sprechiamo.
Questa giornata è una delle tante occasioni per educare noi stessi al rispetto del nostro eco-sistema.

Proseguiamo con il 23 aprile: giornata mondiale del libro.
La voglio celebrare così: "Ieri alla FNAC di Torino, un papà ad un bambina che aspettava di vedere il suo cd autografato ha detto: «Vai in cerca di un libro, trovane uno che ti piacerebbe leggere, ti farebbe bene. E' importante leggere!». Parole sagge.

Ed arriviamo al 25 aprile: festa della Liberazione.
Per l'Italia una giornata, sicuramente, importante. L'Italia liberata dall'occupazione nazista, nello specifico Milano e Torino, a seguire altre città italiane.
Giornata, anche, che mette fine ai 20 anni di dittatura.


Queste tre giornate, per me, hanno un valore importante:
- Rispetto
- Cultura
- Libertà

Rispetto per la Terra che ci ospita, che ogni tanto, forse un pò troppo spesso si ribella ai nostri soprusi e sfruttamenti.
Tanti si meravigliano di fronte a montagne, una distesa oceanica, ad un prato verde con animali che liberi corrono o pascolano, ma quando è ora di mostrare rispetto per l'ambiente, per cercare di offrire "un futuro" ai nostri "figli"? Non tutti sono pronti a mettersi in gioco.
Di fronte alla ribellione della Terra, lo abbiamo appurato, siamo impotenti.
Cerchiamo di prestare più attenzione al nostro pianeta. Per noi e per un domani.

Cultura. Formazione personale. Lettura. Informazione.
"L'ignoranza fa comodo al potere" canta una canzone. Questa mattina, tornando a casa, su un manifesto ho letto "la tv uccide", proviamo a pensarci e quando abbiamo voglia di accendere la tv, proviamo ad aprire un libro, leggiamolo e vediamo quanto ci ha donato, rispetto a quella scatola ipnotica.

Ed infine la libertà.
Un valore imprescindibile, un diritto fondamentale sul quale tanto s'è scritto e tanto s'è detto.
Proviamo a riflettere cosa significa per noi "libertà" e cosa saremo disposti a fare.
E lottiamo per questo. Estendiamo, poi il discorso, a chi ci circonda e, qualcosa, potrebbe migliorare.

Chiara




giovedì 17 aprile 2014

"Emergenza" migranti...necessità di diritti

Voglio introdurre questo articolo con un passo di uno scritto di E. Kant "Per la pace perpetua", che ho anche inserito in un capitolo della mia tesi di Laurea:

"Il diritto cosmopolitico deve essere limitato
alle condizioni di un’universale ospitalità. 
Qui non si tratta di filantropia, ma di diritto, 
e quindi ospitalità significa il diritto di uno straniero 
che arriva sul territorio di uno Stato di non essere trattato ostilmente. 
Si tratta di un diritto di visita, spettante a tutti gli uomini, 
di entrare a fare parte della società in virtù del diritto comune 
al possesso della superficie della Terra, sulla quale, essendo sferica, 
gli uomini non possono disperdersi isolandosi all’infinito, 
ma devono da ultimo rassegnarsi ad incontrarsi ed a coesistere. 
Nessuno in origine ha maggior diritto di un altro 
ad una porzione determinata della Terra”.

Nuovamente "Le Iene", non voglio soffermarmi su di loro, ma su quello che hanno mostrato, forse, per alcuni troppo lontano!
Cliccando qui è possibile vedere il video del servizio trasmesso.

Parola chiave: Emergenza. A me, la parola emergenza richiama alla mente una situazione temporanea con carattere di eccezionalità, non una situazione che si ripete per molto tempo, perchè a questo punto, penso solo pensare che la parola "emergenza" sia utilizzata per fare scalpore e nulla di più.

In gioco ci sono persone, i diritti delle persone, di tutti.
Migranti ed abitanti del luogo dello sbarco, vogliamo ampliare lo sguardo? I diritti dei migranti, degli italiani, degli europei, dei cittadini di una mondo globalizzato e che si vanta di essere tale, senza aver tenuto conto delle conseguenze.
Altro dato che emerge dal servizio: comune di Augusta in dissesto finanziario, "non ci sono le risorse economiche": quindi se un comune è in dissesto finanziario come può offrire servizi adeguati sia ai propri cittadini che ai migranti sbarcati sulle sue coste?
Questo dato mi permette, però, di fare una riflessione più ampia: perchè i migranti vengono strumentalizzati durante le campagne elettorali, chi pro e chi contro, per poi dimenticarsi della loro esistenza quando il periodo di riflettori puntati si spegne.

Credo, dunque, che sia il caso di affrontare l'argomento con un pò più di acume e di attenzione verso le persone, ricordarsi i trattati firmati e che per anni abbiamo disatteso e non urlare "l'UE non fa niente", quando di risorse ne ha mandate, ma aspettava di vedere i risultati e questi sono stati - ogni volta - disattesi.

Vero che l'argomento mi tocca da vicino, ma dovrebbe toccare da vicino tutti.
Un paese che rispetta e tutela i diritti delle persone, tutela i diritti di ciascuno, migrante o autoctono, senza far grosse distinzioni.
Abbiamo fior fiore di esperti che ogni giorno, via web, grazie a saggi e testi, oppure come ospiti in trasmissioni televisive, spiegano come dovrebbero andare le cose, come dovrebbe funzionare il Paese e come andrebbero rispettate le leggi ed i tratti firmati, ma pare che tutto questo sia superfluo.

Vediamo solo il "diverso" nelle nostre strade e ci dà fastidio, ma non andiamo oltre, non ci chiediamo nè un "perchè" e nè cosa sia successo. Non ci chiediamo cosa hanno visto quegli occhi e quei piedi.Non ricordiamo il passato, quando in tempi non sospetti eravamo noi "i diversi", quelli che "rubavano il lavoro"...dalla storia non abbiamo - ancora - imparato nulla.

Mi domando, quindi, è possibile imparare dal presente?
Riflettere di più, pensare di più e pensare in un'ottica allargata, dove le persone vengono considerate come tali e non come ulteriori problemi a quelli già esistenti.

Chiara

domenica 13 aprile 2014

Un mese da Consigliere del CROAS Piemonte

Il 14 marzo 2014, è inutile che io lo nasconda, è stato un giorno importante per me.
Sia professionalmente che umanamente.

Professionalmente perchè si è insediato il nuovo CROAS Piemonte dopo mesi di Commissariamento e perchè io, facendo parte di questo nuovo Consiglio, posso offrire il mio contributo a tutta la comunità professionale.
Umanamente perchè è un'esprienza nuova che posso aggiungere al mio bagaglio, perchè vivo situazioni nuove che mi permettono di crescere e maturare ed infine, perchè, come desideravo, in questo Consiglio c'è la possibilità di uno scambio fra "nuovi" assistenti sociali e fra chi, invece, ha già maturato un buon percorso professionale.

Siamo 15. 
15 persone diverse, con cammini alle spalle differenti, 15 teste da far viaggiare all'unisono, ma che hanno un obiettivo condiviso, lo sviluppo ed il consolidamento della comunità professionale tutta.
Abbiamo un ventaglio di età variegato questo permette incontro e confronto, imparare reciprocamente e da lì, siamo partiti, per poterci conoscere meglio.

Nonostante sia passato "solo" un mese il lavoro fatto fino ad ora è tanto, 3 Consigli, Commissioni già formate ed all'opera con tante idee da sviluppare ed incanalare.
Siamo un gruppo, siamo persone e siamo davvero motivate.

Siamo Barbara, il Presidente Croas Piemonte, che con testa e cuore si è immersa in questa nuova avventura.
Siamo Andrea, il Segretario, che continua a fare il Segretario con impegno. Siamo Cristiana e Daniela (che qualche anno fa sono state mie docenti) rispettivamente Tesoriere e Vice Presidente che con l'esperienza e la maturità conquistata nel tempo indirizzano molto bene il lavoro.
Siamo Chiara, Luca e Cristiana "le giovani marmotte" del Consiglio che hanno tanto da imparare, ma anche tanto da dare (battendo i record di resistenza la notte per fare video e scrivere contributi interessanti).
Siamo Sara e Paola assistenti sociali in gamba e con un sorriso sempre pronto.
Siamo Irene, Anna Maria ed Anna Maria bis, Maria Elena, Clara e Bruna professioniste che hanno anni di esperienza, voglia di fare e di costruire qualcosa di utile per la nostra professione.

Non devo e non posso dimenticare Antonietta e Piera, le due segretarie del nostro Ordine, lavorano e sono sempre pronta a spiegare quello che non conosco, ad ascoltare quello che ho da chiedere, gentili e competenti.

Siamo noi, siamo semplicemente noi.
Noi siamo i 15 Consiglieri, ma l'Ordine siamo tutti noi, non ci stancheremo mai nè di dirlo nè di pensarlo.

Concludo con un "grazie". Un grazie di cuore, perchè è stato un mese decisivo ed importante per me.

Chiara


mercoledì 2 aprile 2014

2 aprile - Giornata Mondiale dell'Autismo

Ho sempre scritto, il giorno di una specifica giornata mondiale, un post in merito a quella giornata.
Con gli impegni che si sono triplicati ne ho saltate diverse, ma questa sera, non voglio mancare e voglio scrivere qualcosa su questa giornata mondiale.
Anzi, non scriverò sulla giornata mondiale dell'autismo, ma scriverò di un mio periodo di lavoro con un ragazzo autistico.



Fabrizio. 
E' il suo nome, ha più di 35 anni e qualche capello grigio già fa capolino.
Porta gli occhiali, con delle lenti che fanno sembrare i suoi occhi più grandi.
E' abituato a squadrare, senza parlare.
Ti osserva ma non ti parla.
Io gli sorrido, sempre. Sorrido a tutti. "Ciao Fabrizio!", oppure "Buongiorno Fabrizio".
I giorni passano, ci si conosce, reciprocamente. Non è un autismo, il suo.
Ho avuto otto mesi per poter entrare nel suo mondo e far conoscere il mio.
Ci sono gli sguardi, le parole i silenzi. I sorrisi e la musica.
Ci sono le attività da fare, "nessuno è obbligato a fare qualcosa, ma possiamo provare a collaborare!"

Fantastico!

Dopo mesi di "ci provo, non ci provo"....Fabrizio ci ha provato.
Mi ha fatto entrare.
Mi ha salutato, a voce "Ciao, Chiara!".
Passo, dopo passo...è arrivato a prendermi la mano!

Passi da gigante, quanta fatica!

Se ho dedicato la mia tesi, a lui ed atri suoi compagni di avventura, un motivo c'è, questo è uno.

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Oggi si celebra questa giornata, in tante città del mondo si è accesa una luce blu (a Torino, la Mole, era illuminata di blu!!).
Non dimentichiamoci mai di queste storie, degli incontri che abbiamo, del lavoro che facciamo e del motivo per cui la facciamo. Ogni tassello, nella vita delle altre persone, è importante.
Ecco perchè trovo giusto specificare che il 2 aprile è la giornata mondiale dell'autismo, ma andrebbe ricordato ogni giorno, così come ogni altra persona, così come ogni altro avvenimento.



domenica 23 marzo 2014

18 marzo 2014 - Giornata Mondiale del Servizio Sociale

Quest'anno, come l'anno scorso, sono qui a raccontare la mia Giornata Mondiale del Servizio Sociale.
Nel 2013 a Torino, nel 2014 ad Alessandria.

Quante cose, però, in anno sono cambiate?
Per quanto mi riguarda molte e tutte le ho portate con me al WSWD di Alessandria, felice di poterci essere quest'anno!

Come ben sappiamo, in tutto il mondo, il 18 marzo si celebra la "giornata", anzi per essere più corretti non ovunque si celebra la singola giornata, ma si celebra "marzo", come mese del Servizio Sociale.
Iniziative, convegni e seminari tutti rivolti al Servizio Sociale ed alle pratiche che lo caratterizzano.
Quest'anno il tema di fondo era: la Crisi Economica.
Ad Alessandria ci siamo interrogati su "Crisi economica e Sociale: quali implicazioni per il Servizio Sociale"?

Interessanti e stimolanti gli interventi dei docenti e dei rappresentanti delle istituzioni.

Meravigliosi i contributi degli studenti dei due poli universitari piemontesi, quelli di Torino mi hanno coinvolto in un gioco efficace (lascerò una foto in fondo all'articolo, ma 10 partecipanti avevano un numero, messi in ordine sparso dovevano dire una parola e per associazione di idee il numero successivo ripeteva la parola precedente e ne diceva una nuova, passandosi un gomitolo che andava a formare una rete). Quelli del Piemonte Orientale hanno toccato le corde dell'anima, mi hanno commossa e fatto sorridere...vero, anche cantare con "People have the power"

Originale e coinvolgente l'intervento di quattro colleghi che hanno interpretato, in maniera sublime "Servizio Sociale ieri, oggi e domani.: visioni e metafore possibili". Abilità da attori veramente notevoli, complimenti!

Ed ecco la novità: il call for paper. La richiesta ai colleghi di partecipare al WSWD 2014 con contributi che narrassero esperienze e progetti. Noi di "Chi sono gli Assistenti Sociali", abbiamo voluto portare la nostra idea ed il nostro progetto, per mostrare come la Crisi economica incida parecchio sulla professione e quanto quest'ultima soffra anche di una crisi di immagine dettata da programma televisivi. Per chi volesse approfondire può cliccare qui.
C'erano, anche, amiche e colleghe che hanno percorso con noi parte del cammino universitario e colleghe che erano solo un nome e qualche scambio su facebook, ma che grazie a questa giornata hanno preso forma, i sorrisi prima di tutto.

La conclusione con la testimonianza "La voce dei cittadini-utenti" è stata il fiore all'occhiello della giornata, un'idea originale ed interessane e, così come loro stessi hanno detto nel pomeriggio: "Gli utenti hanno tutta la voglia che avete voi, di combattere al vostro fianco!"

Un WSWD 2014 speciale. Importante. Ricco. Stimolante ed emozionante.
Ringrazio tutti per aver partecipato a questa occasione, agli amici nuovi e quelli con qualche anno di conoscenza, ringrazio i colleghi ed i professori, gli studenti e tutto lo staff.

Sono sempre più innamorata del mio lavoro e queste occasioni formative ne sono la conferma, mi lasciano sempre un sorriso sia in viso che sul cuore e quando sono lì, a letto, la sera, quando rifletto sul contratto in scadenza, i sacrifici e le difficoltà che spesso mi accompagnano, ripenso a questi momenti ed alle motivazioni che mi hanno portato ad essere e voler essere un'Assistente Sociale e tutto torna ad avere una forma più morbida.


giovedì 13 marzo 2014

Quando anche Harry Potter può essere un valido aiuto

In una giornata può capitare di tutto.
Andare tutto bene, andare tutto male...oppure un bel 50 e 50, ma sicuramente non possiamo prevedere cosa può accadere, ma essere pronti a gestire ogni evenienza, questo sì possiamo farlo.

Parto con una premessa, non sono una fan di Harry Potter fin dagli esordi, l'ho scoperto dopo, ma da quel momento non l'ho più lasciato.
L'ho visto al cinema, letto e riletto i libri, visto in tv i film, ho avuto modo di utilizzare alcuni temi presenti nelle storie per fare dibattiti filosofici (per pura passione), ma ho sempre avuto in mente di utilizzarlo come punto di partenza per lavorare con i bambini. Utilizzarlo come punto di partenza per affrontare certe tematiche ed avere un riscontro su alcuni pensieri.
Oggi è arrivato il momento.

Esco di casa con il dvd di "Harry Potter e la camera dei segreti" non sapendo se avrei potuto usarlo, oppure no, ma quando gli eventi girano a tuo favore...cogli l'attimo, diceva qualcuno!
Faccio accomodare davanti allo schermo e lascio che il film, i protagonisti, la musica ed i dialoghi mi aiutino nel lavoro.
Sapevo che qualcosa sarebbe successo.

Subito...si è spenta l'aggressività ed il viso s'è rilassato.

La contrapposizione fra "bene" e "male" ha portato a dichiarazioni che non mi sarei mai aspettata con chiari riferimenti alle relazioni che vivono quotidianamente. Il dialogo del film era: «Ascoltami bene harry perché è molto importante: non tutti i maghi sono buoni, alcuni diventano cattivi. Anni fa c'è stato un mago che è diventato cattivissimo!»

Il gioco del Quidditch mi ha permesso di capire che le tanto odiate "regole" sono state imparate, ma che rispettarle è difficile, ma quando sono gli altri a non rispettarle, eh sì che me accorgo!! Il dialogo del film era «Mi raccomando voglio un gioco pulito da tutti voi!»

"Io voglio essere Harry Potter non quello lì biondo che fa lo sbruffone!" 

Quando si poteva scegliere l'animale da portare nella scuola... "Io voglio portare un leone, lo comanderei col cuore!"

Ho trascorso due ore davvero piacevoli, scoprendo e conoscendo lati di un bambino che non avevo avuto modo di esplorare.

Ora non mi resta che ringraziare la Rowling per la saga ed imparare a fare le magie!
Chiara

domenica 9 marzo 2014

Elezioni OAS Piemonte, il giorno dopo (il racconto di un viaggio)

Che giornata quella di ieri, che a pensarci bene non è iniziata ieri alle 9.00, ma è iniziata circa un anno fa, quando, a maggio, in C.so Trento a Torino, il Consiglio uscente dell'Ordine degli Assistenti Sociali del Piemonte, ha incontrato i colleghi per aprire un confronto e dibattito in vista del rinnovo del CROAS.
Da lì è iniziato il viaggio. lì sono iniziati i pensieri, le riflessioni, le paure, ma insieme anche la voglia e la determinazione di voler fare qualcosa di concreto per quella che è la mia professione.

Decido di salire a bordo di un treno quella della Lista "far crescere la professione ed i professionisti. Per crescere e per contare", era metà maggio. Mesi di lavoro, di tappe intermedie, di conoscenze reciproche, di approfondimenti e di confronto.

Mesi intensi, indubbiamente. Così come è stata intensa quella giornata di luglio, dove, per una serie di eventi (dei quali si è già discusso e non voglio riaccendere fiamme spente), il mio viaggio ha subito una brusca franata. 
Non si era fermato, assolutamente no. E' stato un altro punto di partenza, una sosta un pò più lunga ai "pit stop" dove accettare e ragionare. Una sosta, dove ricaricare pile, energie anche mentali, dove accarezzare tutto il buono che era nato e farlo crescere.
Mi riferisco ad amicizie, a conoscenze nuove, penso ai momenti di condivisione che altrimenti non ci sarebbero stati.
Quella fermata ai "box" viene interrotta quando arriva la notizia che le elezioni erano state annullate.

Tutto, o quasi, da rifare.

Si scaldano nuovamente i motori, le ruote cambiate, benzina? Serbatoio pieno.
C'era da salire a bordo nuovamente.

Il viaggio riprende con momenti di riflessione, altri di incontro e scambio, altri più sereni e meno impegnativi.
Tutto fa parte del bagaglio.
La squadra è di nuovo al completo. 11 colleghi che hanno a cuore la loro professione, consapevoli che non possono fare tutto da soli, perchè sono l'unione e la condivisione che fanno la differenza.

Dopo diversi giri, il traguardo lo vedi, lo vedi per forza quella bandiera a scacchi che sventola si fa notare anche da te.
Stanchi, affaticati, coraggiosi, determinati e consapevoli di aver fatto tutto il possibile, si raggiunge la meta.
Certo conta il percorso, ma anche il risultato ha una sua importanza.

La squadra ha "perso" due componenti, la prima volta uno.
E' un grosso dispiacere, ma non è un "addio, viaggeremo senza di te", è:
"grazie per aver viaggiato con noi fino a qui, adesso è tempo per partire verso altre mete, tieniti pronto per salire a bordo!".

Il giorno dopo l'elezione del CROAS Piemonte penso questo, se ogni avventura viene vissuta come un viaggio...tieniti sempre a partire, carico e motivato.
Il momento arriva, sempre!

Chiara

martedì 4 marzo 2014

Una giornata diversa: invertiamo i ruoli - Parte II

Questa estate, in agosto, ho scritto questo post: http://pensierisocialidichiarabiraghi.blogspot.it/2013/08/una-giornata-diversa-invertiamo-i-ruoli.html
Un pò per gioco, un pò per caso ed un pò perchè mi piacciono le novità quella mattina di agosto con alcuni bambini abbiamo sperimentato lo scambio di ruolo.
Non era programmato e non c'è stato un lavoro dietro ma, essendo piaciuto ed avendolo trovato utile. con una mia collega abbiamo deciso di farlo un pò più strutturato.

Al mattino una parte più riflessiva ed al pomeriggio lo scambio - vero e proprio - di ruoli.

Per la mattinata, quindi, ho pensato di fare un lavoro centrato proprio sul significato di "ruolo".
Questo il ragionamento che ho fatto insieme ai bambini, con un pò di fatica ed un pò di ironia.

"Ci svegliamo la mattina ed inizia il nostro spettacolo, quante situazioni viviamo? In quanti posti andiamo? Quante cose facciamo? E quante persone incontriamo?
Ogni volta che incontriamo qualcuno, quando andiamo a scuola, quando andiamo all'allenamento, quando andiamo a pranzo dai nonni, quando ci troviamo qui tutti insieme, tutti noi, è come se stessimo recitando per uno spettacolo. Non siamo sul palco, viviamo la nostra vita, ma ognuno di noi ha un ruolo ben preciso.
Però, io vi chiedo, interpretiamo solo un ruolo?"


Alcune risposte sono state: "No" e la mia domanda, ovviamente è stata: "perchè".
Il più grande ha risposto "perchè è normale". La risposta mi è sembrata meravigliosa e mi ha aiutato a proseguire.
"Perchè è normale, vero, quindi, quando sono qui con voi è normale che io stia attenta a voi, al nostro gruppo e far in modo che voi stiate bene e che vi divertiate nei limiti delle nostre attività...ma ad esempio, la maestra o la professoressa cosa devono fare?"
"Sono cattive" dicono. Correggo dicendo "essere cattivi è un modo di essere, ma io ho chiesto che cosa devono fare?"
A questo punto la risposta è stata: "insegnare". Ho proseguito il discorso dicendo che ci sono caratteri diversi, ma che quella è un'altra storia che potremo affrontare un'altra volta.
"Ma..." chiedo, "Se l'insegnante vi cucinasse la pasta, l'allenatore vi insegnasse la matematica e vostra mamma vi facesse fare 10 giri dello stadio, cosa accadrebbe?"
"Sarebbe strano!" Certo, se prima era normale, adesso è strano!
"Questo "strano" lo possiamo chiamare "aspettativa" che significa: da una determinata persona che sa fare quel lavoro, oppure che ha una certa posizione anche nella nostra vita posso sapere oppure immaginare che avrà un certo comportamento e farà delle cose specifiche, insegnare, cucinare, coccolare, proteggere, educare, sgridare e premiare..."
Con l'aiuto dei miei fogli colorati ho steso sul pavimento: "ruolo / ruolo?" - "Aspettative" e ho continuato chiedendo loro di dirmi cosa si aspettavano da alcune figure e sono uscite parole: "Regole, responsabilità e divertimento".
Ho scritto, infine, su dei fogli alcune situazioni che loro ben conoscevano e ne abbiamo individuato ruoli ed aspettative. (Tengo a precisare, se guardate la foto, sotto la voce "famiglia" c'è: "cane e gatto", trovo che anche gli animali abbiano un ruolo nelle nostre vite" ed i bambini hanno apprezzato).

Difficile, a volte l'attenzione calava, ma il rumore di rotelline l'ho sentito ed io, come lo scorso agosto ho vissuto mondi meravigliosi.


Chiara

mercoledì 19 febbraio 2014

"Bambini strappate alle famiglie" il mio pensiero "sociale"

Dopo aver dato vita al progetto "Chi sono gli AS" con due mie amiche e colleghe (che potete leggere qui per avere maggiori informazioni), la mia e la nostra attenzione è diretta a risollevare la figura della nostra professione e soprattutto, cercare di far comprendere quanto di errato viene trasmesso dai programmi televisivi.

Lunedì 17, dopo i due servizi mandati in onda da "Le Iene", anche "Mattino 5" si è occupato di casi in cui -pare - che Assistenti Sociali, Psicologi e Giudici, abbiamo "strappato via" i bambini dalle loro famiglie, senza un motivo apparente, oppure accusando i genitori di essere "poveri", indigenti.
Presenti in studio tanti "opinionisti", ma nessun rappresentante della categoria psicologi, assistenti sociali e figure che ruotano attorno a casi, delicati, come questi.
C'era, però, l'onorevole Brambilla che presiede la Commissione Infanzia Adolescenza della Camera, che dovrebbe conoscere come i professionisti che ho citato lavorano!

Io da cittadino, devo avere il diritto di aver fiducia nelle Istituzioni, quindi in chi li rappresenta, a partire dagli Onorevoli, se però è proprio da lì che si genera confusione e si scaricano le responsabilità, si inizia col piede sbagliato.

I contenitori televisivi, consci del fatto di avere tanti telespettatori, dovrebbero garantire la sicurezza di quanto viene dichiarato e assicurare un confronto sereno fra le parti in causa, sempre che sia la televisione il luogo più consono nel quale discutere questi pezzi di vita delicati e talvolta dolorosi.

Si parla di "discrezionalità", di "mancanza di linee guida", che "non si sanno quante sono le strutture di accoglienza e in che condizioni vivano i minori" e che "manca il controllo".
Io, dunque, mi chiedo: "ma non è lo Stato che dovrebbe garantire il controllo, conoscere tutto quello che è stato elencato dall'Onorevole Brambilla e ancora, non dovrebbe essere lo Stato (con un sistema di welfare, perchè ancora di welfare si parla) a garantire i diritti dei genitori, delle famiglie e dei minori?"

Abbiamo, in Italia, un sistema di welfare familistico, ossia basato sulla capacità della famiglia di intervenire quando uno dei suoi componenti è in situazione di bisogno e, solo dopo, quando l'ammortizzatore famiglia non regge più, interviene lo Stato.
Detto questo, perchè allora lo Stato centrale, sapendo che i suoi cittadini vertono in situazioni di povertà, indigenza e difficoltà anzichè aumentare, potenziare ed implementare i servizi, smantella il sistema dei servizi, crea disoccupazione e soprattutto non compie azioni concrete al fine di garantire a tutti i cittadini (dai più piccoli ai più anziani) i diritti esigibili sanciti da leggi e dalla Costituzionale?

Le figure professionali, come l'assistente sociale, sono un nodo di questa rete complicata ed ingarbugliata e non gli artefici di tagli e di situazioni in cui è impossibile fornire risposte adeguate. Gli Assistenti Sociali sono a loro volta cittadini quindi, io credo che, a fronte di servizi televisivi dove i discorsi paradossali fanno da padrone, sarebbe utile ed efficace unire le forze cittadini, rappresentanti dei cittadini, professionisti e far capire che oltre ad andare in televisione, sarebbe opportuno lavorare sui reali problemi dei cittadini.

Chiudo scrivendo che: l'Onorevole Brambilla lamentava la mancanza di leggi e linee guida, ma io mi chiedo cosa abbiamo studiato all'università e, fino ad ora, i professionisti che lavorano (anche in area minori), si sono inventati il loro lavoro visto che mancano le linee guida? Vorrei ricordare che anche gli assistenti sociali hanno strumenti e metodologia.
Cerchiamo di essere onesti intellettualmente capire fino a che punto sono i professionisti ad essere nel torto e quando sono le "cose" a monte a non funzionare. Sicuramente errori vengono commessi, ma come in qualsiasi professione, proprio perchè tutti siamo umani, ma per evitare di lavorare male è necessario avere risorse e competenze, le seconde ci sono...le prime spesso mancano!

Chiara

Per vedere il servizio mandato in onda da "Mattino 5" clicca qui

giovedì 13 febbraio 2014

Bulli....Cyberbulli e vittime. Cosa fare? Il mio pensiero "sociale"

Non ho una ricetta precisa e sicuramente non sarò io, con questo articolo ad arginare il fenomeno, ma desidero dire la mia, anche in base alle mie esperienze.

E' notizia recente il suicidio di una ragazza di 14 anni, e sono impressi nella memoria i gesti estremi di ragazzi giovani vittime del cyberbullismo.
Con cyberbullismo si intendono tutti quei comportamenti denigratori, maltrattanti o violenti, messi in atto da bambini o adolescenti, attraverso l'uso di mezzi tecnologici dai video su YouTube, agli insulti tramite social network, verso dei loro coetanei.
I tempi cambiano, ed ecco che anche il fenomeno del "bullismo" si evolve, adesso gli agiti di questi ragazzi pare abbiano più valore se ripresi con un telefonino e messi in rete.

I dati, come sempre, ci possono dare un aiuto e comprendere quanto sia importante comprendere il cyberbullismo e cercare strategie efficaci per poterlo contenere, ed evitare che giovani vite vengano spezzate.
In un convegno organizzato dal Ministero dell'Istruzione "Cyberbullismo e rischio devianza" è emerso che il 26% di ragazzi è vittima, mentre il 23,5% si definirebbe cyberbullo.

Non sono numeri rincuoranti ed è anche per questo che l'11 febbraio, a Milano, è stato organizzato "l'Internet School Day", in occasione dell'undicesima edizione del "Safer Internet Day". A questo evento hanno partecipato 800 ragazzi delle scuole medie con i loro insegnanti, ricevendo consigli utili su come utilizzare lo strumento internet, su come riconoscere e difendersi dal cyberbullismo.
 L'evento è stato organizzato dall'associazione "Cuore e Parole Onlus" associazione impegnata a prevenire il disagio e le dipendenze, promuovendo un sano stile di vita e laboratori per insegnanti e genitori.

A parer mio, oltre a queste utilissime iniziative, credo sia necessario se non fondamentale una riflessione un pò più ampia.
Sicuramente c'è una crisi di valori e principi molto marcata e questo comporta la degenerazioni di tanti comportamenti (e forse non solo fra i giovanissimi), ma accanto a questa crisi dei valori - che andrebbe affrontata per poter prendere coscienza di quello che si è perso -, credo sia importante stare coi giovani, saperci stare, aver voglia di stare con loro e soprattutto stare al loro passo.

Secondo le mie esperienza lavorative, che mi hanno e mi portano ad avere a che fare con bambini e giovani ragazzi, uno dei percorsi da seguire al fine di riuscire ad instaurare un buon rapporto con loro è quello di comprendere quel è il nostro ruolo, ed una volta compreso saperlo vestire, senza dimenticare però l'anno in cui siamo e che, i ragazzi, i giovani ed anche i bambini, oggi, corrono.
Per me, stare al loro passo, sapere quali sono gli argomenti di loro interesse, riuscire a sedermi ad un tavolo e parlare di cose che mai avrei creduto di conoscere è veramente importante.
Far capir loro che, non siamo adulti pronti solo a rimproverarli o a elogiarli, ma siamo anche in grado di riuscire a capire (o che comunque ci sforziamo) il loro universo.

La parole chiave sono ascolto e privacy.
Ascolto "sul momento" ed ascolto anche "successivo", quando siamo a casa e riflettiamo su quello che abbiamo fatto durante la giornata, su cosa potevamo fare meglio oppure non fare.
E' così che mi sono ritrovata ad ascoltare Fedez, è così che ho conosciuto i "flash" (e non è il super eroe) e tanti altri piccoli esempi.
Privacy, perchè di riservatezza ne hanno bisogno, e la riservatezza va a braccetto con la fiducia, la dobbiamo guadagnare, la dobbiamo anche sudare, magari urlando oppure scontrandoci, ma sempre allo scopo di costruire una relazione con loro e non muri.
Riportare quell'umanità che, a volte, viene a mancare.

E forse una sera, aprirete la vostra casella e-mail e troverete la pagella di un ragazzino che ha voglia di condividere con voi i suoi successi, senza che voi l'abbiate chiesto.

Chiara

lunedì 10 febbraio 2014

"Per fortuna, tu, vai a casa a dormire"...la conclusione di una serata

Queste righe le ho scritte qualche tempo fa, mai pubblicate, oggi dopo uno scambio interessante, credo sia necessario che vedano la luce!
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... e perchè sono così, se ieri è passato, ed oggi è oggi?
Tolte le mie elucubrazioni pseudo filosofico-temporali sull'oggi è oggi, sto così perchè oggi mi sento più stanca del previsto.
Sono così perchè ho consumato 90 di energia su 100 a disposizione.
Energia psichica, fisica, di cuore, di pancia.
In parte ci sono molte insoddisfazioni che fanno la loro parte, ma questo è un'altro discorso.
Ieri mi sono sentita nel posto sbagliato al momento sbagliato, anche se "per fortuna che c'eri tu".
Chi ha ragione?
Io che non dovevo essere lì, o per fortuna che ero lì?
Non posso non ringraziare un copri spigolo, perchè quell'uomo barcollava, rideva, soffriva, chiedeva sigarette, delirava, aveva le braccia segnate dagli aghi delle flebo dalle quali è scappato.
E cercava una mano, solo una mano.
I suoi discorsi, non li voglio quasi ricordare, quell'accento spagnolo, il suo secondo nome J., pure quello mi è arrivato tipo pugnale nello stomaco.
Quindi no, non è solo il suo sangue a fiotti che mi ha disturbato, non è solo il rumore di un corpo che cade, non è solo il caos generale di quel momento...è più olistica la visione del mondo, e così anche il mio sentire le mie emozioni. (è ridondante lo so, ma ci sta).
E poi il ragazzino tossicodipendente che tenta un contatto con me, gli guardo gli occhi azzurri, bellissimi, ma non posso non chiedermi che cosa ha fatto di male nella vita per essere lì con la madre che non lo vuole più. E mi chiede di sentire un tg, lo capisco, anche io voglio sentirlo, ma c'è un casino infernale. Non possiamo sentirlo, "ci leggiamo i sottotitoli, dai..."
E poi c'è chi mi dice che non ha una casa perchè ha perso il lavoro, o meglio ce l'ha ma è stato sfrattato. Mi dice che persone che fanno il mio lavoro gli hanno suggerito il dormitorio
E una signora che è lì accanto a noi, ci passa vicino e gli dice "ma trovati la morosa, no? "non posso, prima devo sistemare la mia vita, poi posso pensare alla morosa!"
Questo è essere maturi, questo è essere uomini...e ancora mi guarda e mi dice "e dove la potrei portare se mi chiedesse di andare a vedere un film a casa mia?"...ed io "te rispondi che non hai film, no?"...ha capito la battuta, ha riso, non ti dico quanto ha riso. Mi ha stupito quella risata, e me l'ha ripetuta con gesto annesso.
E poi sento odori e suoni...immagini...
Oggi non è oggi, ieri è oggi, ed oggi è ancora ieri.
l'ho scritto...ho vacillato ieri "quanto ancora sono in grado di farlo", tremavo ieri...eccome se tremavo "per fortuna che tu vai a casa a dormire"...

Tutti dovrebbero avere una casa, un letto, un film, una morosa...questo non mi fa stare tranquilla, questo mi bagna gli occhi e questo mi fa incazzare col mondo. Un mondo che non mi appartiene, straniera in terra straniera.

Chiara

domenica 9 febbraio 2014

Di una mattinata piena di emozioni...

Siamo umani e viviamo emozioni. Questo è assodato.

Siamo travolti dalle emozioni ad una festa, guardando un cielo stellato, quando ci pestano un piede, quando ci rispondono in maniera poco carina, al lavoro... Ogni momento della giornata siamo accompagnati da emozioni e sensazioni, sempre diverse, per tipologia ed intensità.
Quando siamo in famiglia, bè, abbiamo il nostro spazio e conosciamo il territorio in cui muoverci, quindi esprimerle non ci costa un grande sforzo, ma quando siamo sul lavoro?

Spesso sono stata investita da diverse emozioni, ho pianto, ho riso come se fossi davanti al regalo più bello, ho provato rabbia, paura e sicuramente gioia.
Altre volte, però, non bussa un'emozione sola, ne arrivano diverse tutte insieme e non c'è una ricetta pre confezionata che mi suggerisce come gestire quel momento così complesso.

Per esempio:

Mercoledì, lascio il posto di lavoro per un'ora (non per divertimento, ma per un colloquio con una struttura che avrebbe dovuto ospitare un ragazzo). So cosa ho lasciato, ma non sapevo cosa avrei ritrovato.
Lascio tranquillità e serenità, forse un pò di esuberanza, ma tutto nella "norma".

Al mio rientro ritrovo un ragazzo in lacrime, sconcertato, arrossato in viso e con accanto un foglio con poche righe scritte: "Non voglio più versare lacrime per chi mi vuole male, non è giusto star male per chi dovrebbe essere tuo amico".

Cosa può essere successo in un'ora di assenza?
Cosa può aver scatenato una reazione simile?

Io non ho potuto fare a meno di provare una morsa allo stomaco, sono umana e "sensibile".
Mi siedo accanto a lui, attendo qualche istante per rispettare il suo pianto e la sua respirazione, gli sguardi si incrociano, quegli sguardi che ti arrivano fino allo stomaco da quanto sono intensi.
Gli chiedo se vuole uscire per potermi parlare con più calma. Annuisce, ci alziamo, lui si asciuga le lacrime e cerca di tornare quello di sempre.
Entriamo in una stanza e gli chiedo se, ora, ha voglia di dirmi cosa sia successo..

Mi racconta che alcuni suoi amici hanno raccontato una storia falsa sul suo conto che questo lo ha ferito perchè tutti sanno che... "Io sono dell'altra sponda!"

Ecco il punto. Stiamo lavorando sulla sua omosessualità. Lui ne è consapevole e questo è già un punto di partenza. Per lui non c'è nulla di strano, per me non c'è nulla di strano, ma per gli amici no.
Mi racconta che non è la prima volta che viene preso di mira per questo motivo e che lui soffre per questo.

Quel momento era carico di tensione emotiva, io ho cercato di non ascoltare la pancia esclusivamente la mia "pancia", ma anche il cervello, essere razionale e riportare la calma. Una mezz'ora buona è passata e tutto è rientrato, salvo il dispiacere di aver provato un brutto mix di emozioni per via del suo essere.

"Sii te stesso senza paura, sarà difficile, ma non avrai mentito a te, M."

Quanto è difficile stare in questa società?
Perchè lottare ogni giorno per quello che si è?
A cosa può portare la sofferenza per la mancata accettazione?

Forse, il video qui sotto, può insegnarci qualcosa.




Chiara